Auteur/autrice : francislippa

  • Quelques nouvelles de Claudio Magris, lecteur comme auteur, auteur comme lecteur ; un contemporain essentiel : il vient de publier « Croce del Sud »

    Ce matin, je découvre dans le numéro de ce jour du Corriere della Sera quelques nouvelles récentes du cher Claudio Magris,

    à travers un entretien qu’il vient de donner,

    à l’occasion de la sortie, chez Mondadori, de son livre Croce del Sud ;

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    ainsi que de sa présence, ce vendredi 11 septembre, au Festival de littérature de Mantoue,

    dont le titre est, cette année, « Note a piè di pagina nella storia »…

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    L’entretien

    _ qui prolonge en quelque sorte, à mes yeux, les réflexions d’Alberto Manguel sur sa bibliothèque _

    est intitulé : Traduttore, creatore infinito. Ogni libro ne nasconde un altro.

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    Le voici :

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    Traduttore, creatore infinito. Ogni libro ne nasconde un altro

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    Monti, Dreyden, Lin-Shu che rese in mandarino il «Don Chisciotte» senza conoscerne la lingua : storie di parole e scoperte. Claudio Magris l’11 settembre al Festivaletteratura

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    di CLAUDIO MAGRIS
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    Stati Uniti, gli incendi devastano la costa occidentale: bimbo di un anno trovato morto
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    Tim Mara (Dublino, 1948 – Londra,1997), «Lightbulb and book» (1996, litografia e stampa a colori su carta, particolare), courtesy Tate Britain, Londra
    shadow

    Le parole sotto le parole, scriveva un maestro della linguistica come Jean Starobinski, riferendosi agli anagrammi di un altro grande, Ferdinand de Saussure. Ogni parola ne copre, ne nasconde e ne contiene un’altra e quando la si usa è come smuovere il terriccio, evocarne e farne apparire altre, come oggetti sepolti nella terra o nella memoria, individuale e collettiva _ voilà. Ogni espressione ha a che fare con questa miniera nascosta ; più di ogni altro la traduzione, che per ogni espressione ne ha ben più di una a scelta, una cava stratificata nella mente dell’autore che si traduce e nelle civiltà che si incrociano in lui. Tradurre significa non tanto comunicare quanto ricreare _ voilà _ una vicenda, un destino, facendoli restare se stessi ma insieme diventare altri. Tradurre è una forma di scrittura, non meno creativa di altre cosiddette originali ; Vincenzo Monti ha inciso sulla letteratura italiana più con la sua versione dell’Iliade che con i suoi versi in proprio, e John Dreyden considerava la sua traduzione dell’Eneide il proprio capolavoro letterario.

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    La copertina del nuovo libro di Claudio Magris «Croce del Sud», in libreria per Mondadori
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    La copertina del nuovo libro di Claudio Magris «Croce del Sud», in libreria per Mondadori

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    Si traduce, in genere, da una lingua all’altra ma talvolta — è accaduto spesso — da un testo a sua volta già tradotto, cosa che moltiplica le rifrazioni e rende più ardua, anche discutibile ma non meno creativa e culturalmente importante la ricreazione finale. Un poliedrico studioso e scrittore, Mikaël Gómez Guthart, ha scritto un affascinante e bizzarro saggio, Lin-Shu, autore del Chisciotte. Lin-Shu, racconta Gómez Guthart, era un geniale erudito cinese, pittore, calligrafo e poeta — che per la lirica cinese sono quasi la stessa cosa —, romanziere e soprattutto traduttore. Non conosceva le lingue degli autori che ha fatto leggere ai lettori cinesi — Balzac, Dumas padre e figlio, Hugo, Goethe, Cechov, Ibsen, Tolstòj, Shakespeare, Stevenson, Cervantes, Montesquieu. Si faceva leggere in mandarino orale i testi dai suoi assistenti che conoscevano la lingua originale e poi li traduceva, attraverso gli occhi di un altro, come scrive Guthart _ et je pourrai y adjoindre les traductions du japonais de René de Ceccatty (en collaboration avec Ryôji Nakamura) ; pour ses traductions de l’italien, sa situation à l’égard de la langue à traduire est assez différente, comme il le narre en son magnifique Enfance, dernier chapitre ; cf aussi le podcast de mon entretien avec lui le 27 octobre 2017…

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    Non è certo un corretto procedimento scientifico, perché rischia di trasformare o trasforma la traduzione in una copia-variazione di ventagli che si sovrappongono. Ma anche Isaac Bashevis Singer ha tradotto in jiddisch Hamsun senza conoscere il norvegese, e d’Annunzio senza conoscere l’italiano, diffondendo quei capolavori nella Mitteleuropa e nell’Europa orientale ebraica. Gombrowicz — è sempre Guthart che lo ricorda — riscrive in Argentina, con l’aiuto di due scrittori cubani che non conoscevano il polacco, il suo Ferdydurke, lo ritraduce con l’aiuto di un professore in francese ed è questa la versione che dalla Francia si diffonderà in tutta Europa e nel mondo.

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    Lin-Shu diviene, in modo analogo, il traduttore-autore del Don Chisciotte. Quel romanzo è, in questa prospettiva, esemplare anche perché alle origini della sua scrittura c’è la segreta idea che ogni testo sia sempre la traduzione o il rifacimento di un altro ; lo stesso Don Chisciotte sarebbe, nella finzione di Cervantes, la versione del romanzo di un autore arabo. In questo gioco di specchi Lin-Shu può apparire l’autore di Don Chisciotte non meno di Cervantes. È come se, sotto ogni libro, ce ne fosse sempre un altro, il caos — prima, contemporaneamente, al di fuori di ogni misura temporale — che il Verbo ordina e sempre ricrea. Probabilmente i traduttori esistevano prima della Torre di Babele. In quasi ogni Robinsonade, le numerose imitazioni e rifacimenti del Robinson Crusoe nel Settecento, il naufrago solitario sull’isola trova segni e carte di un altro naufrago vissuto e morto anni prima, che racconta a sua volta di predecessori. Profondo è il pozzo del passato, dice la prima riga della tetralogia di Mann, Giuseppe e i suoi fratelli.

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    Il mio maestro Giovanni Getto affermava di aver trovato, nel romanzo secentesco Historia del cavalier perduto di Pace Pasini — che a sua volta si riferiva a una storia di prepotente jus primæ noctis nel Veneto — una sorta di ipotetico «originale» dei Promessi sposi, dando così ancor più spessore al capolavoro manzoniano.

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    Chi avresti voluto essere? Così sembra talora chiedere l’autore al personaggio che sta narrando e che quanto più vivo e vero, tanto più sente sfuggire al suo controllo, come diceva Tolstoj a proposito di Anna Karenina : «Fa ciò che vuole». Ma l’autore pone talora questa domanda pure a se stesso — ai propri sogni e desideri, alle proprie incertezze, alla nebbia fluttuante della propria persona.

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    Se lo chiede, nel romanzo _ a-t-il été publié ? _ Les passants essentiels, un originale traduttore-scrittore, Jean Pastureau, che ha trascorso la vita _ il est né le 26 juillet 1940 à Limoges ; il vit à Apt, en Provence… _ a tradurre splendidamente in francese, insieme alla moglie Marie-Noëlle, libri altrui, soprattutto italiani, traduzioni straordinarie che sono diventate pure la sua scrittura personale, la sua indagine ma anche la sua invenzione della realtà _ Jean et Marie-Noëlle Pastureau sont les principaux traducteurs-passeurs en français de l’œuvre de Claudio Magris… Probabilmente per Jean Pastureau non c’è differenza tra essere narratore e traduttore, quasi due arrangiamenti di un’opera linguistica.

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    Chi avresti voluto essere ? la risposta a questa domanda è contenuta nel capitolo forse più bello del romanzo, L’homme à la mallette. Una valigia che idealmente contiene quasi tutto — le pagine scritte, le idee su quelle che saranno scritte, le cose da tradurre, la loro immagine che spinge a tradurle, forse un giorno sulla carta ma certo immediatamente nella mente. Anche qui, parole sotto altre parole. La traduzione è, potenzialmente, una piccola e infinita biblioteca di Babele.

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    Quest’ultima, come nella fantasia borgesiana, contiene tutto, ogni testo, ogni sua versione, ogni sua stesura, ogni diceria sul suo autore. Chissà, forse Jean Pastureau — come Lin-Shu — aspira ad essere soprattutto traduttore ossia scrittore totale. Probabilmente non si fa illusioni sulle sue parole, tradotte o inventate. Forse non cerca nemmeno l’eccellenza letteraria. Ma, come si dice nel romanzo, c’è un’unica vera eccellenza e «risiede nel sopravvivere». La scrittura è forse un filo di Arianna che aiuta non a uscire dal labirinto, come nel mito antico, ma a penetrarvi da tutte le parti, ad avvolgerlo, in modo da depistare il cammino che vuol condurci verso l’uscita dal labirinto della vita. Una scrittura che cerca di aiutare ad uscire di scena un po’ più tardi. Non è molto ma è già qualcosa.

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    Il logo del Festival di Mantova
    Il logo del Festival di Mantova

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    L’appuntamento al Festivaletteratura

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    «Note a piè di pagina nella storia» : è questo il titolo dell’evento in programma l’11 settembre al Festivaletteratura di Mantova. Claudio Magris, in collegamento streaming, dialogherà con lo scrittore e critico Alberto Rollo sul tema del rapporto tra vita e finzione letteraria ( ore 17, piazza Castello). Il tema dell’incontro si lega al nuovo libro di Magris, in libreria per Mondadori, Croce del Sud. Tre vite vere e improbabili, che rievoca tre figure reali : un etnologo sloveno, un avvocato francese, una suora italiana. Germanista e scrittore, Magris è nato a Trieste nel 1939.

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    Claudio Magris, lecteur comme auteur ; auteur comme lecteur :

    un contemporain essentiel…

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    Ce vendredi 11 septembre 2020, Titus Curiosus – Francis Lippa

  • Ecouter le tendrissime « Chio mi scordi di te ? … Non temer, amato bene », K.505, de Mozart, par Edith Mathis et Leopold Hager

    Parmi les Airs de concerts de Mozart,

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    le tendrissime « Chio mi scordi di te ? … Non temer, amato bene« , K.505,

    offert à Nancy Storace,

    qui allait regagner Londres, le 27 février 1787… ;

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    et dont je me souviens d’avoir écouté, en concert, au Grand-Théâtre de Bordeaux,

    l’interprétation, à pleurer de beauté, de la sublimissime Tatiana Troyannos…

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    Parmi mes CDs,

    une très belle version

    par Edith Mathis et Leopold Hager, au piano, et à la direction du Mozarteum-Orchester de Salzburg, en 1983…

    _ au sein du coffret de 7 CDs « The Art of Edith Mathis » (Deutsche Grammophon 479 8337, en 2018.

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    Soit la voix et l’art de chanter parfaitement idoines à cet air merveilleux…

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    Ce jeudi 10 septembre 2020, Titus Curiosus – Francis Lippa

  • L’essentialité existentielle fondamentale de la lecture et du livre : Alberto Manguel parlant passionnément de son « Je remballe ma bibliothèque », le 18 janvier 2019, à la Maison de la Poésie, à Paris

    En creusant un peu, sur le web,

    et suite à la réception de retours ce matin, déjà, de divers amis

    à mon courriel d’hier

    comportant mon article ,

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    je viens de tomber sur la vidéo (de 66′ 06) d’un vraiment passionnant entretien, avec Sophie Joubert,

    à la Maison de la Poésie, à Paris, le 18 janvier 2019,

    d’Alberto Manguel, à propos de son livre, paru en octobre 2018, Je remballe ma bibliothèque...

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    Et je suis bien obligé de réviser mon _ très injuste _ a priori d’une certaine cérébralité _ probablement à la Borges _ d’Alberto Manguel, en ses livres.

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    Préjugé issu, aussi _ en plus de mon peu d’affection pour Borges _, probablement, de mon propre goût des livres, des vrais livres, matériels,

    ainsi que de ma propre bibliothèque (et discothèque) personnelle,

    dont je suis bien incapable de dénombrer les exemplaires.

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    Et je dois bien dire que je partage bien des choix et préférences d’Alberto Manguel,

    tant à propos de ses rapports aux livres,

    qu’à propos de ses conceptions de la lecture ;

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    dans la suite du rapport amoureux de Montaigne à l’entretien infiniment vivant

    _ « tant qu’il y aura de l’encre et du papier«  (ainsi que de la vie, afin de pouvoir lire et pouvoir écrire)… _,

    issu de sa propre mise en rapport archi-vivante et foisonnante de la lecture et de l’écriture

    de ses Essais.

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    Bref,

    Alberto Manguel me plaît beaucoup en sa passion des livres _ et de ce qu’il sait en analyser _ ;

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    des livres comme medium infiniment précieux et essentiel d’entretiens vivants et infinis avec leurs auteurs,

    bien au-delà, bien sûr, de la disparition physique de ceux-ci ;

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    et de l’obsolescence matérielle des livres mêmes…

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    Le livre et la lecture, effectifs tous les deux,

    comportent ainsi, et par là,

    une consubstantielle et vitale dimension d’éternité

    _ à apprendre à saisir ; et ne surtout pas manquer !

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    Cf aussi ce magnifique article du merveilleux Philippe Lançon, publié dans Libération le 26 décembre 2018 :

    Manguel dans toutes ses étagères…

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    MANGUEL DANS TOUTES SES ÉTAGÈRES

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    Par Philippe Lançon — 26 décembre 2018 à 18:46
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    L’Argentin installé à New York déplore la perte de sa colossale bibliothèque dans une élégie à ses chers livres, en forme d’inventaire.

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    Alberto Manguel en mai 2013 dans sa demeure à Mondion, dans la Vienne.
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    Alberto Manguel en mai 2013 dans sa demeure à Mondion, dans la Vienne.Photo Léa Crespi. Pasco

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    En 2015, suite à des problèmes avec ce calmar géant qu’est l’administration fiscale française, l’écrivain argentin et canadien Alberto Manguel quitte son Nautilus, bâti dans une verte campagne de notre pays. Il y vivait depuis quinze ans _ 2000 _ et avait constitué dans un ancien presbytère, à Mondion près de Châtellerault (Vienne), une bibliothèque de 35 000 livres. Elle était rangée sur deux grands étages dans une grange du XVe siècle. C’était une nef de cuir et de papier. L’avenir et le souvenir, l’espoir et la mémoire, l’imagination et la réflexion, tout paraissait vivre et se conjuguer dans le silence et les légers craquements du bois. «Chaque matin, vers six heures, écrit-il, je descendais, encore tout ensommeillé, me préparais du thé dans la cuisine obscure sous les poutres apparentes de son plafond et m’asseyais sur le banc de pierre, en compagnie de notre chienne, pour regarder la lumière du matin envahir lentement le mur du fond. Alors je rentrais avec elle dans ma tour, qui était attachée à la grange, et je lisais.» C’était le souhait de Montaigne, de Candide également ; mais il est difficile, en ce monde, de cultiver longtemps son jardin.

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    Consolation. Au moment de son départ, l’écrivain avait 65 ans. Il a d’abord rejoint Buenos Aires, où il est devenu directeur de la Bibliothèque nationale, comme l’avait été Borges. Au moment où Manguel quitta l’Argentine, en 1969, Borges lui offrit son exemplaire de Stalky et Cie, de Kipling, lu en Suisse pendant son adolescence. Mais Borges, contrairement à Manguel, n’était pas attaché au livre en tant qu’objet. Il n’en avait que quelques centaines, et les donnait volontiers à ses amis ; sa bibliothèque était sa mémoire.

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    Manguel habite New York désormais. Sa bibliothèque dort depuis son départ dans des caisses, au Canada _ à Toronto. Il n’y a plus accès. Je remballe ma bibliothèque évoque celle-ci, son histoire, le lien aux livres propre à l’auteur depuis l’enfance, son usage des bibliothèques publiques, ce qu’il a éprouvé en empaquetant la sienne, ce que peut signifier, pour un homme tel que lui, pour les hommes en général, d’Alexandrie à Don Quichotte, la création et la disparition d’une bibliothèque. L’auteur d’Une histoire de la lecture et des Voyages imaginaires est devenu sa propre métaphore. C’est une métaphore triste. Et donc une élégie, précise le sous-titre. Selon Littré, le sens du mot, qui définissait une forme de poésie grecque, est aujourd’hui : «Petit poème dont le sujet est triste ou tendre.» Ou les deux : «J’ai lu et relu bien des fois Don Quichotte depuis le temps où j’étais lycéen, et j’ai toujours éprouvé, surtout dans le chapitre où Quichano découvre la perte de ses livres, une sympathie profonde pour le vieil homme berné. A présent, ayant perdu ma propre bibliothèque, je crois pouvoir mieux comprendre ce qu’il a ressenti et pourquoi il est reparti de par le monde. La perte vous aide à vous souvenir, et la perte d’une bibliothèque vous aide à vous souvenir de celui que vous êtes vraiment.» Je remballe ma bibliothèque est une autobiographie, un inventaire et une consolation.

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    D’Israël, où son père était ambassadeur, à la France, en passant par Buenos Aires et d’autres lieux, Alberto Manguel fait donc le récit des vies brèves de ses bibliothèques, de leurs métamorphoses et disparitions. Chaque étape lui inspire une digression, il y en a dix. L’histoire du livre, par exemple de la bibliothèque brûlée d’Alexandrie, se mêle à des réflexions sur la mémoire, sur la justice, sur le lecteur possessif qu’il est : «Quel caprice m’avait fait rassembler ces volumes en un tout comparable aux pays colorés de mon globe terrestre ? […] Et ce que je suis à présent reflète-t-il cette étrange obsession ? Parce que si toute bibliothèque est autobiographique, son remballage semble avoir quelque chose d’un éloge funèbre. Peut-être ces questions sont-elles le véritable sujet de cette élégie.» Il écrit pour retrouver ce qu’il a perdu, et qu’il ne retrouvera pas.

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    Inquiétude. Perdre ses affaires ne tracassait pas sa grand-mère, une vieille juive émigrée en Argentine qui disait, «dans un curieux mélange de russe, de yiddish et d’espagnol» : «Nous avons perdu notre maison en Russie, nous avons perdu nos amis, nous avons perdu nos parents. J’ai perdu mon mari. J’ai perdu mon langage. Toutes ces pertes ne sont pas si graves, car on apprend à se réjouir non de ce qu’on a mais de ce dont on se souvient.» La tristesse de l’auteur vient en partie du fait que ses livres portaient physiquement _ voilà _ ses souvenirs, qu’ils les faisaient flotter dans l’espace, qu’ils leur fabriquaient une arche et ses ancres. Il n’avait pas besoin de les relire ou même de les ouvrir pour savoir qu’ils étaient là, l’accompagnaient et le guidaient, les bons comme les mauvais, les jamais lus comme les dix fois lus : «J’étais certain, sans avoir à les parcourir de nouveau, que le Nommé Jeudi, de Chesterton, ou un recueil de poèmes de Cesare Pavese seraient exactement ce qu’il me fallait pour exprimer par des mots ce que je ressentais n’importe quel matin donné.» Exactement ? Pas sûr. Si, en effet, les mots ne sont que des reflets captés dans la caverne de Platon, «ce que nous formulons en mots n’est qu’ombres d’autres ombres, et tout livre avoue l’impossibilité de saisir pleinement ce que peut retenir notre expérience. Toutes nos bibliothèques sont le glorieux compte rendu de cet échec.» C’est une maigre compensation à une telle perte. Elle se double aujourd’hui, pour le lecteur ami de cet homme-livres, d’une certaine inquiétude. Si le monde qui vient est, comme il semble, de plus en plus dépourvu de bibliothèques à domicile, les hommes sans livres _ voilà _ vivront l’échec du langage sans même disposer de cet éclatant compte rendu, de ce souvenir. Ils seront simplement un peu plus bruyants et un peu plus bêtes _ comme le redoutait Orwell…

    De New York, Manguel m’écrit: «L’exemplaire de Stalky et Cie que Borges m’a donné est toujours avec moi, ainsi que certains autres : mon exemplaire d’Alice, mon le Nommé Jeudi, mon Borges complet. Mais tous les autres me manquent et je les entends m’appeler la nuit.»

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    Philippe Lançon

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    Alberto Manguel Je remballe ma bibliothèque. Une élégie et quelques digressions Traduit de l’anglais (Canada) par Christine Le Bœuf. Actes Sud, 160 pp.

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    Ce mercredi 9 septembre 2020, Titus Curiosus – Francis Lippa

  • Alberto Manguel fait cadeau des 40 000 livres de sa fastueuse bibliothèque personnelle à la ville de Lisbonne : gloire à Lisbonne !

    Le Portugal noue,

    et depuis pas mal d’années _ depuis la Révolution des œillets du 25 avril 1974 _,

    les meilleurs liens qui soient avec la vraiment meilleure littérature…

    _ et pas seulement celle des livres qui se vendent le plus sur le marché…

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    …

    Ici, en France, nous en avons eu pas mal d’échos,

    et depuis longtemps,

    grâce tout particulièrement à l’inlassable activité, à Bordeaux notamment, de la merveilleuse passeuse de culture

    qu’est Sylviane Sambor…

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    Cf aussi le très précieux Conversations avec un ami _ Entretiens, d’Alberto Manguel et Claude Rouquet,

    paru aux Editions Leméac le 7 février 2011 ;

    paru aussi, le 24 octobre 2009, sous le titre un peu plus improbable de « Ça et 25 centimes« , aux Éditions de la nouvelle Escampette,

    que m’a offert si aimablement Sylviane _ Claude Rouquet, son compagnon, est décédé le 13 janvier 2015… _

    qui me communiquait l’adresse-mail d’Alberto Manguel, que je cherchais à joindre _ à propos de mon cousin Adolfo Bioy…

    …

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    Et voici que ce matin, sur une page du quotidien espagnol El Pais,

    j’apprends que « Alberto Manguel dona a Lisboa los 40.000 libros de su biblioteca » ;

    « La capital portuguesa rehabilitará un palacete para acoger la valiosa colección del escritor argentino, que permanecía almacenada en Montreal desde 2015« …

    …

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    Ce que le journal portugais Publico vient vite me confirmer : « Alberto Manguel vai doar a sua biblioteca à Câmara de Lisboa » ;

    « Os 40 mil livros ficarão instalados no palacete dos Marqueses de Pombal _ rua das Janelas Verdes, 37-39 _, onde o autor de Uma História Natural da Curiosidade vai dirigir um Centro de Estudos da História da Leitura« …

    …

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    Voici donc maintenant l’article intégral que le media portugais Observador consacre à cet événement : Alberto Manguel vai doar biblioteca à Câmara de Lisboa…

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    Alberto Manguel vai doar biblioteca à Câmara de Lisboa

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    São 40 mil livros que vão integrar dirigir um novo Centro de Estudos da História da Leitura, da câmara de Lisboa. Alberto Manguel vai dirigir o espaço. Protocolo assinado dia 12 na Feira do Livro.

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    • Observador
      Texto
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    …▲Alberto Manguel vai dirigir novo Centro de Estudos da História da Leitura

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    ANDRÉ DIAS NOBRE / OBSERVADOR

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    O escritor e bibliófilo de origem argentina, e nacionalidade canadiana, Alberto Manguel, vai doar os seus 40 mil livros _ voilà ! _ à Câmara Municipal de Lisboa, que ficarão no palacete dos Marqueses de Pombal onde vai ser instalado o novo Centro de Estudos da História da Leitura, que Alberto Manguel vai dirigir _ voilà. A biblioteca de Manguel está na base de livros como o “Dicionário de Lugares Imaginários”, “Uma História da Leitura”, ou “Uma História Natural da Curiosidade”.

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    A notícia é avançada este sábado pelo jornal Público, que cita a vereadora da Cultura, Catarina Vaz Pinto, que avança que o anúncio oficial da doação e a assinatura do respetivo protocolo vai decorrer no próximo dia 12, na Feira do Livro de Lisboa, na presença de Alberto Manguel. O escritor trocou definitivamente Nova Iorque, onde vivia _ ces dernières années, après son presbytère de Mondiou, dans le Poitou, près de Chatellerault (cf ceci), entre 2000 et 2015, puis New-York, et, un moment, aussi, Buenos Aires _, por Lisboa, e vai dedicar-se a dirigir o futuro Centro de Estudos da História do Livro _ c’est important.

    …

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    Para a vereadora da Cultura, o novo equipamento que vai funcionar no palacete Marqueses de Pombal, junto ao Museu Nacional de Arte Antiga, vai constituir “um grande pólo de internacionalização” e vai “fazer jus a Lisboa como cidade literária” _ voilà ! Para além de diretores de várias das mais importantes bibliotecas internacionais, o Centro de Estudos de História da Leitura deverá contar também com autores como Salman Rushdie, Margaret Atwood, Chico Buarque ou o poeta e cardeal português Tolentino Mendonça.

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    De acordo com o jornal Público, o novo equipamento da câmara de Lisboa deverá servir não só a investigadores especializados, como será de acesso ao leitor comum, devendo transformar-se numa biblioteca de acesso livre. “Será um ponto de encontro entre autores e intelectuais e o público leitor”, afirma ainda a vereadora àquele jornal.

    …

    …

    D’Alberto Manguel, on lira avec profit,

    et tout spécialement en cette circonstance,

    l’excellent Je remballe ma bibliothèque, paru aux Éditions Acte-Sud le 10 octobre 2018…

    …

    …

    Alberto Manguel s’est aussi particulièrement distingué dans le transfert-don-réception de la Bibliothèque, somptueuse, elle aussi, de mon cousin Adolfo Bioy,

    ainsi que de celle de son épouse, Silvina Ocampo,

    à la Bibliothèque Nationale d’Argentine, à Buenos Aires, en 2018… ;

    …

    cf mon article du 6 juin 2018 : … ;

    ainsi que la vidéo montrant notamment la part prise par Alberto Manguel en personne en cet événement majeur pour la littérature argentine (et mondiale).

    …

    …

    Merci de tout cela à Alberto Manguel…

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    Et gloire à Lisbonne !

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    Ce mardi 8 septembre 2020, Titus Curiosus – Francis Lippa